Ad Asolo omaggio a Fabrizio De Andrè. È con immenso piacere che il presidente dell’Academia dei Rinnovati di Asolo, Giancarlo Zizola, annuncia il prossimo evento culturale di venerdì 17 maggio “Non al denaro non all’amore né al cielo”, fiducioso che la risposta da parte del pubblico sia, come è stata finora, positiva. Lo spettacolo, nato per rendere omaggio a Edgar Lee Masters e soprattutto a Fabrizio De André, si terrà alle 20.45 al Teatro Eleonora Duse di Asolo. Una serata di poesia e musica, con la partecipazione degli attori Lucia Schierano e Federico Pinaffo, la voce di Giuseppe Cadamuro, la chitarra di Alessandro Modenese e il violino di Lorenza Bano, componenti della band trevigiana Laboratorio Musicale Italiano. Condurrà invece Francesco Rognoni, docente di letteratura americana all’Università Cattolica di Milano.

“L’Academia dei Rinnovati – spiega il presidente Zizola – è nata nel settembre 2017, riallacciandosi a quella settecentesca…siamo sei membri, compreso io, poi abbiamo 90 soci iscritti, non solo di Asolo, ma anche dai paesi limitrofi, soprattutto da Padova”. Ad essere padovani sono infatti Lucia Schierano, apprezzata attrice di cinema, teatro e tv, e Federico Pinaffo, attore e regista. Come spiega il presidente Zizola, tutto è partito dalla decisione di dedicare la serata a Masters, poeta americano che, circa un secolo fa, pubblicò una serie di epitaffi successivamente raccolti nell’Antologia di Spoon River del 1916 e tradotti in italiano nel 1943, a cura di Fernanda Pivano. In Italia, questi versi vennero recepiti soprattutto grazie alla musica di Fabrizio De André, che nel 1971 traspose liberamente alcune di queste liriche in testi musicali, raccolti poi nel disco “Non al denaro non all’amore né al cielo”. Le 9 canzoni che ne scaturirono furono così belle e poetiche che Fernanda Pivano, all’uscita del disco, scrisse: “Sono molto più belle le poesie di Fabrizio, ci tengo a sottolinearlo. Sia Masters che Fabrizio sono due grandi poeti, tutti e due pacifisti, tutti e due anarchici libertari, tutti e due evocatori di quelli che sono stati i nostri sogni. Poi Fabrizio sarà sempre attuale, è un poeta di una tale levatura che scavalca i secoli”

I tre anni – 1916, 1943, 1971 – significano tutti la presa di coscienza della fine di un “sogno”: quello della borghesia ottocentesca, quello delle ideologie nazionalistiche e quello dell’internazionalismo dei “favolosi” anni Sessanta. Tre anni che – in qualche modo –  sanciscono un fallimento, al tempo stesso individuale e collettivo, che in modo simile attraversiamo anche oggi.

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“Stiamo vivendo un periodo analogo al 1916, al 1943 e al 1971, – spiega l’Academia dei Rinnovati – nell’incertezza del momento, nella mancanza di ideali politici, nella banalità del quotidiano. Ancora una volta, dobbiamo rifugiarci nell’essenzialità della vita, negli affetti, nei “piccoli” sogni, per dare un senso alla nostra esistenza”. Ecco dunque che la celebrazione di un anniversario artistico diventa occasione di riflessione sul presente.