Aveva soltanto tre anni, Costanza Pappo Casagrande, quando il papà Giovanni venne deportato nel lager ai lavori forzati dal 3°Reich dalle divisioni tedesche, deceduto a soli 37 anni per malattia, e sepolto nel Cimitero Militare Italiano d’Onore di Bielany a Varsavia. Dopo ben 75 anni, la figlia Costanza e il marito Luciano Speronello, hanno potuto finalmente ritrovare il luogo dove è stato sepolto il padre, quando poco tempo fa sono volate in Polonia, dopo anni di ricerche curate accuratamente dal segretario Anpi di Valdobbiadene, Pietro Baratto.

La tomba su cui piangere

Un percorso di vita come tanti altri soldati italiani, quella di Giovanni Casagrande, nato a Treviso nel 1907, quando alla fine dell’armistizio del 8 settembre del 43 e la conseguente occupazione dell’Italia da parte delle truppe tedesche venne deportato nei lager al lavoro forzato. Quando Mussolini decise di portare l’Italia in guerra, vennero richiamati i giovani nati dal 1899 al 1916, e Giovanni che a quel tempo faceva il calzolaio a Valdobbiadene, aveva il proprio laboratorio alle «Buse» venne arruolato come fante nel 55° Reggimento di Fanteria della Divisione Marche con sede a Treviso, e impiegato con compiti di antiguerriglia in Jugoslavia. Dopo l’armistizio del 8 settembre del 43 riuscì a resistere agli attacchi tedeschi nella zona di Dubrovnik, sino al scioglimento del reggimento pochi giorni dopo. Il segno del destino per Giovanni si consumò nella sede del Reggimento a Treviso.

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Il racconto della figlia

«Mio papà forse un po’ inconsciamente aveva sottovalutato il precipitare degli eventi, non cogliendo l’invito di un fruttivendolo di Valdobbiadene che andava al mercato che lo aveva consigliato di scappare, accompagnandolo a casa – ha raccontato la figlia Costanza -. Fu proprio quella mattina che arrivarono i tedeschi a imporre la resa e il povero Giovanni venne deportato in Germania. E fu proprio un testimone oculare a riferire i vagoni pieni di soldati italiani fermi sui binari». Giovanni, dopo giorni dentro a quei vagoni arrivò in terra tedesca al confine con la Polonia ad Alt/Drewitz un campo di prigionia per soldati alleati e sovietici.

La morte a 37 anni

Gli venne assegnato il numero di matricola “34074” morì in seguito a malattia il 5 aprile del 1944 a soli 37 anni, e sepolto a Bielany (Varsavia) tra i tanti italiani che grazie alla loro resistenza nei lager hanno contribuito alla liberazione dell’Italia e dell’Europa dal nazifascismo. Oggi le sue spoglie riposano nel Cimitero Militare Italiano in terra polacca assieme ad altri militari caduti nei lager del 1° e 2° Conflitto Mondiale dove nei giorni scorsi con grande commozione, la figlia Costanza con il marito, Luciano accompagnati dalle figlie Annalisa e Michela, con la nipote Ludovica hanno potuto finalmente portare un segno di affetto al loro congiunto.