Il “Pirata” arriva ad Asolo. Il 9 maggio, alle ore 20,30 all’Hangar Fornace di Asolo, parlerà il presidente di Sea Sheperd Italia, Andrea Morello. L’incontro è organizzato dalla Confartigianato Asolo-Montebelluna in collaborazione con l’Istituto di Istruzione Superiore Einaudi Scarpa di Montebelluna. “Ritratti del Coraggio” è il titolo della serata in cui Andrea Morello, soprannominato “Il Pirata”, parlerà di Sea Sheperd e racconterà le tante avventure avute negli oceani di tutto il globo.

Chi è Sea Sheperd?

Fondata nel 1977 dal Capitano Paul Watson, Sea Shepherd è la più attiva e agguerrita Organizzazione per la tutela degli Oceani e della fauna marina. La flotta di Sea Shepherd è composta da tredici navi con a bordo equipaggi di volontari provenienti da tutto il mondo, disposti a rischiare la propria vita per la causa. Sea Shepherd non protesta, ma agisce utilizzando tattiche di azione diretta per investigare, documentare e impedire le attività illegali ai danni degli Oceani.

Tra le numerose campagne portate avanti in 40 anni di storia ricordiamo quelle in Canada contro il massacro delle foche, alle isole Faroe, protettorato danese, contro la mattanza di globicefali e altri delfini, e in Mediterraneo contro la pesca illegale. Inoltre, collabora ufficialmente da diversi anni con le forze di polizia delle Isole Galapagos e porta avanti anche Campagne a terra, di cui due in Italia: Operazione Siracusa e Operazione Jairo Mediterraneo.

La Campagna storica di Sea Shepherd è quella in Oceano Antartico, dove per più di 10 anni la flotta di Sea Shepherd ha combattuto contro la caccia commerciale alle balene, mascherata da ricerca scientifica, portata avanti dalla flotta giapponese. Ogni anno, all’interno del Santuario dei Cetacei in Oceano del Sud, i giapponesi tentano di uccidere 1.000 balene ma, grazie a Sea Shepherd, negli ultimi anni questo numero si è drasticamente ridotto e ha permesso a più di 5.000 balene di continuare a nuotare libere. Sea Shepherd esiste e porta avanti le proprie campagne grazie alla volontà e al supporto dei singoli individui (volontari e sostenitori).

Il “Pirata” arriva ad Asolo

Andrea Morello è il presidente di Sea Shepherd Italia onlus dalla sua fondazione nel 2010 e volontario di Sea Shepherd Global, il più efficace e agguerrito movimento per la conservazione delle specie su scala mondiale fondato dal capitano Paul Watson.
Con l’arrivo della nave Stewe Irvin nel Mediterraneo durante la campagna Blue rage, dove vengono liberati 800 tonni rossi illegalmente pescati, Sea Shepherd inizia le attività in difesa del mare nostrum. In quell’occasione nasce una profonda amicizia con la famiglia Maiorca da cui scaturisce la prima campagna italiana con l’obiettivo di proteggere il delicato e straordinario ecosistema dall’azione sempre più minacciosa dei bracconieri.

Nel 2012 per questa operazione in collaborazione con le autorità italiane Sea Shepherd viene premiata come migliore organizzazione per la difesa del mare.

Nel 2017 dà inizio alla campagna Jairo Mediterraneo in difesa dei nidi di tartaruga e, nello stesso anno, a bordo della Sam Simon porta alla confisca di 74 chilometri di attrezzature da pesca illegali (Fad) nel mare delle isole Eolie. Negli anni porta Sea Shepherd ad essere sempre più presente in Italia affiancato dal suo braccio destro e vice-presidente Enrico Salierno e conta oggi centinaia di volontari sparsi in quasi ogni regione che organizzano pulizie delle spiagge, interventi nelle scuole e collaborano in maniera sempre più stretta con autorità, istituzioni e altre organizzazioni ambientaliste nella difesa e conservazione dei nostri oceani.
La sua citazione preferita: “Ciò che ho osato l’ho voluto, e ciò che sono determinato a fare, lo farò” (Capitano Ahab).

Sea Sheperd, la storia del successo dell’operazione Siso contro la pesca illegale alle isole Eolie

Ben 130 chilometri di reti illegali tolti dal mare. L’ultima campagna di Sea Shepherd nel Mediterraneo è stata un successo, in nome del capodoglio Siso ucciso dalla pesca illegale e dalla plastica. L’editoriale del presidente di Sea Shepherd Italia.

“Nel 2017 un giovane capodoglio – racconta Morello in un suo editoriale –, attraversando l’arcipelago delle isole Eolie, rimase impigliato in una rete da pesca illegale, di tipo “derivante”. La Guardia costiera tentò per molte ore di liberarlo ma non riuscì a salvarlo. Venne trovato morto lungo la costa di Capo Milazzo, con la rete ancora attorcigliata alla pinna caudale e con lo stomaco pieno di plastica, dal biologo marino Carmelo Isgrò che ancora oggi ne conserva lo scheletro, per poterlo poi esporre come monito per tutti noi e per le generazioni future sui danni che stiamo causando all’ambiente. Carmelo ha deciso di dare al capodoglio il nome di Siso, in onore del caro amico che lo ha aiutato a recuperarlo e che proprio in quei giorni morì in un incidente d’auto. La morte di Siso causata da una rete illegale è un chiaro segnale della presenza di attrezzature da pesca illegali nell’arcipelago eoliano. In più, i dati del Ministero delle politiche agricole alimentari aggiornati a settembre 2018 confermano che in Italia sono stati sequestrati 180.815 chili di pescato illegale, con un totale di più di 7 milioni e mezzo di euro di sanzioni applicate. Per Sea Sheperd è impossibile non intervenire, e abbiamo deciso di farlo grazie al supporto dell’Aeolian islands preservation fund e Smile wave. La strategia dell’operazione ha previsto l’utilizzo di due imbarcazioni di Sea Shepherd: la Sam Simon e una barca senza loghi e in missione in incognito. Quest’ultima è arrivata in zona per prima, così da iniziare un monitoraggio dell’area est dell’arcipelago, mentre la Sam Simon è arrivata da nord si è diretta verso sudovest. Siamo partiti a bordo della Sam Simon dal molo Italia di La Spezia il 2 ottobre con un obiettivo: individuare le attrezzature da pesca e reti derivanti illegali nelle Isole Eolie. La nave era pronta dopo quattro mesi di rimessaggio, ma già la seconda notte è stata messa a dura prova: mare forza 7 che ha rinforzato, fino a farle assaggiare un fortunale proveniente da nord est. Quando siamo arrivati nell’area a nord della splendida Alicudi era l’alba e siamo stati accolti da un branco di delfini venuti a farci visita, portando una calma nel mare che ci ha permesso fin da subito di individuare le prime taniche di plastica legate e ancorate in un fondale di quasi tremila metri di profondità: i fad (Fishing aggregating devices) illegali. L’azione diretta è scattata immediatamente, in accordo e in coordinamento con la Guardia costiera: alle 8:45 abbiamo issato a bordo i primi fad illegali. Da lì abbiamo iniziato ad individuarne e mapparne nel gps altre decine, che rappresentano un reale pericolo anche per le tartarughe che rimangono impigliate il più delle volte senza possibilità di potersi liberare, andando incontro ad una morte certa. Dopo due giorni di incessante lavoro il mare inizia a rinforzare facendoci entrare all’interno dell’arcipelago nell’area di mare a sud di Filicudi, spostandoci così in zona nuova da pattugliare. Alle nove del mattino succede l’inaspettato: nei binocoli pronti ad avvistare eventuali attrezzature da pesca illegali ecco apparire un soffio forte e riconoscibile, e poi subito un altro. Un magnifico capodoglio era venuto a trovarci, quasi volesse cercare insieme a noi Siso e le reti che l’hanno ucciso. Proprio lui ci ha portato all’immediato l’avvistamento di decine di altri fad illegali. Questi fad illegali colpiscono sia la vita del Mediterraneo, sia la pesca locale legale. E la non riconoscibilità e la mancanza completa di tracciabilità di questi fad li rende partecipi di operazioni di pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (Inn).

Ben 130 chilometri di fili illegali rimossi dal mare

“Il risultato di dodici giorni di incessante azione diretta è di 130 chilometri di spaghi di polipropilene rimossi dal mare, 1.500 metri di filo da pesca di grosso spessore senza ami recuperato e un totale di 68 fad illegali sequestrati e innumerevoli bottiglie di plastica alcune ancora con materiali inquinanti al loro interno. La strategia dell’operazione si è rivelata vincente quando due pescherecci, vista la Sam Simon in azione, hanno cercato di allontanarsi per poter pescare illegalmente utilizzando i fad. La nostra barca a vela in incognito ne ha però intercettato la rotta e, utilizzando la più potente arma che esista, la telecamera, li ha filmati. Grazie alle immagini degli identificativi delle imbarcazioni e alla posizione, la Guardia Costiera e la Guardia di Finanza sono potuti intervenire con indagini tuttora in corso. Con l’arrivo della barca a vela al porto di Anzio l’operazione Siso 2018 si è conclusa con il successo e l’efficacia che contraddistingue Sea Shepherd, e ci conferma la presenza stimata di fad illegali di dimensioni enormi: più di cinquemila nel sud Tirreno per un totale stimato di 10mila chilometri di attrezzature illegali che ogni anno vengono calate in mare”.

La campagna Jairo Mediterraneo per proteggere le tartarughe

“Sono trascorsi quattro anni da quel tragico 31 maggio del 2013, quando Jairo Mora Sandoval fu assassinato a soli 26 anni. “Jairo era un giovane attivista della Costa Rica, brutalmente ucciso per mano di bracconieri. Ha perso la vita mentre si occupava di ciò che più amava: proteggere la nidificazione delle tartarughe marine. I bracconieri hanno ucciso l’attivista lasciandolo soffocare nella sabbia, prima di colpirlo alla testa con un proiettile. Giorni prima della sua morte, Jairo chiese aiuto al governo del Costa Rica che rifiutò di intervenire. Poco dopo fu ucciso e, solo grazie alla pressione popolare, i bracconieri vennero arrestati per poi essere rilasciati in quanto la polizia sostenne di non avere prove. Tornarono nuovamente in galera solo perché lo chiese l’opinione pubblica e solo per qualcuno di loro arrivò la condanna definitiva”, così lo ha ricordato il capitano Paul Watson in un lungo commentario a lui dedicato. In suo onore Sea Shepherd conservation society ha lanciato l’operazione Jairo, per la protezione delle tartarughe marine. Anche l’Italia ha voluto rendere onore a Jairo e a giugno, lungo le cose del Cilento, ha preso il via la campagna Jairo Mediterraneo, per la protezione dei nidi di tartarughe Caretta caretta. L’azione diretta dei volontari Sea Shepherd Italia è per le tartarughe e per la memoria di Jairo affinché il suo sacrificio diventi azione di molti in ogni mare”.