“Otto casi in 12 anni non giustificano una legge attivata così all’improvviso e che grava non poco sui bilanci delle famiglie. Tutelare la vita dei bambini è prioritario e doveroso ma ridurre tutto a sanzioni pecuniarie, senza alcun accompagnamento culturale ed educativo, dice molto sulla volontà del Governo di fare cassa a spese dei genitori”. Tuona don Francesco Pesce, direttore del Centro della Famiglia di Treviso, entrando nel merito della normativa che, entrata in vigore il 7 novembre e non a marzo 2020, impone l’obbligo di adottare in auto il sistema anti-abbandono fino all’età di quattro anni (1,8 milioni i bambini interessati in Italia) e che allo stesso tempo stabilisce una sanzione da 81 a 326 euro e la perdita di 5 punti della patente.

“Registriamo proprio in queste ore la preoccupazione delle famiglie trevigiane – continua Adriano Bordignon direttore del Consultorio Familiare – che, allarmate, ci chiamano per avere informazioni sulla spesa da affrontare e sul contributo di 30 euro deciso dall’Esecutivo, di cui però non si sa ancora praticamente nulla (si parlava di 15,1 milioni di euro nel 2019 e 1 milione di euro nel 2020 fino ad esaurimento delle risorse), a fronte di un costo che va dai 130 ai 350 euro a dispositivo.  Questa tempistica induce i genitori, per evitare la multa e la decurtazione di punti dalla patente, a fare un acquisto frettoloso e non ragionato, che le potrebbe portare inoltre ad avere un prodotto non conforme alla normativa.”

La Fondazione Centro della Famiglia non può ignorare la preoccupazione di tante famiglie e sta già definendo alcune azioni.  “Se da una parte stiamo studiando la modalità per costituire nella Marca dei gruppi di acquisto per comprare i seggiolini-antiabbandono a prezzo ridotto, tenendo presente che il loro costo in questi giorni è aumentato, non vogliamo arrivare alla disubbidienza civile delle famiglie – sottolinea Pesce – ma il provvedimento va congelato, almeno fin quando non saranno emanate le disposizioni sul contributo pubblico. Confidiamo, inoltre, nell’impegno del Governo a informare in modo adeguato le famiglie, mettendole in condizione di provvedere ed evitare le sanzioni”.

“Proporremo al Forum Nazionale delle Associazioni Familiari di pretendere dal Governo l’attivazione dell’Assegno Unico prima di una qualsiasi nuova spesa a carico delle famiglie – aggiunge Pesce –. I bisogni delle famiglie restano inascoltati anche da questo Governo, che si interessa della vita dei piccoli ma non della loro esistenza. Infatti, la legge sull’assegno unico per figlio, che aiuterebbe con 250 euro le coppie con figli anche a far fronte a queste spese, resta ancora bloccata invece di entrare nella manovra di bilancio. Per non parlare poi dell’assenza di concrete politiche di welfare che aiuterebbero a diminuire lo stress dei genitori nella gestione dei tempi di vita e tempi di lavoro – conclude Pesce”.

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Perché la sorpresa sui tempi?

Lo spiega molto bene la ricostruzione di Altroconsumo in una nota

La Legge 117/2018, entrata in vigore a fine ottobre 2018, aveva previsto l’obbligo, a partire da 120 giorni dopo l’entrata in vigore del decreto tecnico attuativo e comunque dal 1° luglio 2019,

La normativa però si era limitata a introdurre l’obbligatorietà di questi sistemi rimandando ogni decisione sulle caratteristiche tecniche dei dispositivi a un decreto attuativo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Il decreto attuativo è stato inviato per eventuali aggiustamenti all’ufficio Tris, il sistema di informazione sulle regolamentazioni tecniche della Commissione Europea e sarebbe poi dovuto passare al Consiglio di Stato per un parere positivo ai fini della pubblicazione.

Da quel momento sarebbero serviti ulteriori 120 giorni per l’entrata in vigore delle disposizioni di legge sui sistemi antiabbandono. Ecco perché ci si aspettava come data dell’entrata in vigore marzo 2020.

Il governo ha riscritto il decreto tenendo in considerazione solo parte delle osservazioni del Tris (siamo a rischio di infrazione qualora qualche Stato Membro dovesse chiedere intervento della Commissione Europea) e lo ha sottoposto al parere del Consiglio di stato che nella riunione del 26 settembre 2019, ha dato, di fatto, il suo parere favorevole al decreto, pur precisandone diversi aspetti.

Il decreto è stato firmato dalla Ministra dei Trasporti recependo solo in parte le osservazioni del Consiglio di Stato. Il decreto firmato è entrato in vigore il 7 novembre, cioè 15 giorni dopo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.