Più di 800 le persone hanno preso parte all’incontro organizzato dal Coordinamento Don Torta al cinema di Cornuda sulla questione dell’atteso decreto per i risarcimenti delle ex popolari.

Oltre 800 persone per le “ex popolari”

Incisivi gli interventi dei relatori: Walter Baseggio, presidente del Centro di primo soccorso truffati dalla banche venete: «Il percorso di questi quattro anni ci ha portato allo sfinimento e abbiamo visto anche molti suicidi di persone che hanno perso tutto. Siamo partiti dal decreto Berretta con 100 milioni, e abbiamo portato a casa oggi 1,5 miliardi con la certezza che riusciremo a recuperare il 30%». «La politica – continua Baseggio – ci ha abbandonato».

Le tipologie di rimborso

L’avvocato Polato ha riassunto in breve la panoramica delle tipologie di rimborso: l’indennizzo automatico o diretto e la procedura arbitrale. Rientra nel primo caso chi ha un reddito imponibile al di sotto dei 35mila euro o un patrimonio immobiliare inferiore a 100mila euro, mentre il ricorso ad arbitrato spetta a chi supera gli standard dettati dall’indennizzo diretto. In questo caso ci sarà una valutazione da parte di una commissione tecnica. Questa procedura, più lenta e articolata, verificherà se la vendita dei titoli è stata fraudolenta attraverso sei requisiti, tra cui il falso in bilancio. In ogni caso la percentuale di rimborso per gli ex azionisti, ad oggi, è pari al 30% del costo del patrimonio investito che non supererà i 100mila euro a risparmiatore.

Obbligazionisti subordinati

Discorso diverso per gli obbligazionisti subordinati che potranno ricevere il 95% del costo di acquisto fino ad un limite massimo di 100mila euro. «Il decreto dovrebbe essere attivo – dichiara Polato – dai primi giorni di giugno. Da quella data avremmo 180 giorni per presentare tutta la documentazione necessaria. La parte più complessa sarà quella di risalire al prezzo d’acquisto e per questo siamo già al lavoro per ottimizzare la ricerca».
L’avvocato Andrea Arman, presidente del Coordinamento don Torta, ha affermato: «Questo doppio binario ci conduce alla constatazione che le grandi promesse non sono state mantenute interamente. La nostra è anche una battaglia di ideali e il risultato del 30% che abbiamo ricevuto fino ad ora non è soddisfacente».
Arman si è fatto portavoce anche a Bruxelles della situazione raccontando che nelle sedi europee non erano a conoscenza di tutti i dettagli della vicenda. «Abbiamo già presentato delle osservazioni in merito a questo decreto – ribadisce Arman, – quando abbiamo letto la legge abbiamo subito fatto notare le nostre perplessità, soprattutto in merito al fatto che il patrimonio finanziario è stato stabilito a 100mila euro secondo la documentazione Isee e questo restringe di molto il numero delle persone che possono accedere alla via diretta di indennizzo».

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La commissione

La seconda modalità invece, rimane un’incognita per Arman che la definisce una formulazione «non felice». È infatti previsto che la commissione valuti anche la corretta informazione della banca agli utenti e in questo spezzato rientrano i vecchi soci, che non hanno potuto operare un’adeguata difesa nelle manifestazioni di voto relativamente agli organi di amministrazione della banca. Polato ha ricordato di come tutti i soci sono stati portati a credere che la banca fosse solida e che non c’erano rischi perché la documentazione presentata non rispecchiava la situazione reale. Anche per Polato la difficoltà sta ora nel reperire il costo d’acquisto. Nei casi di acquisti recenti non si dovrebbero riscontrare grosse difficoltà, che invece ci saranno nel momento in cui va ricercato un costo d’acquisto di qualche decennio fa.
«Ci stiamo organizzando – conclude Polato – per avere una documentazione di supporto e snellire la compilazione dei documenti, che dovremmo portare a termine in tempi strettissimi per poter evadere le circa 160mila richieste che prevediamo di ricevere».