Entro breve tempo saranno dieci le sedi museali di cui la nostra città sarà dotata con un patrimonio artistico e culturale di sicuro rilievo a livello nazionale e internazionale, senza nulla togliere ad altre sedi espositive già presenti a Treviso.

Queste nel dettaglio:

1)      Santa Caterina

2)      Bailo

3)      Ca’ da Noal

4)      Museo nazionale della Collezione Salce

5)      esposizione della collezione Salce all’ex-chiesa di Santa Margherita

6)      le mura cittadine

7)      la Cappella dei Rettori al Monte di Pietà

8)      il Fondo Bortolan a Ca’ Spineda

9)      l’ex-chiesetta dell’Intendenza di Finanza

10)   Il Museo Diocesano d’Arte Sacra

 

Non tutti i complessi sono già fruibili (per l’esposizione della Salce a Santa Margherita i lavori sono ancora in corso, quell’all’ex-chiesetta dell’intendenza sono appena iniziati), altri avrebbero bisogno di essere ristrutturati (Ca’ da Noal), per altri ancora (a cominciare dalle mura) va organizzata una fruizione più ampia.

Quel che è certo è che nel giro di pochissimi anni la nostra città sarà in grado di offrire un panorama museale di assoluta eccezione, grazie ai soggetti pubblici e privati che nel corso del tempo hanno voluto preservare, valorizzare, difendere e aprire al pubblico un patrimonio artistico e culturale di grande valore.

In questo senso l’offerta museale della città “racconta” l’importanza che tanti trevigiani (dagli studiosi agli amministratori pubblici, dagli artisti ai volontari, agli imprenditori) hanno dato nel corso del tempo hanno dato all’arte e alla cultura, investendo capacità di ricerca, competenze, risorse finanziarie nei musei della città.

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“Treviso città dei dieci musei”, contemporaneamente, è aperta al mondo, racconta con i suoi patrimoni a disposizione del pubblico non solo la città, ma l’Italia, l’Europa.

“Penso che la costruzione di un percorso culturale che lega i dieci musei della città – sostiene Luigi Calesso, di Coalizione Civica per Treviso – permetterebbe di valorizzarne ulteriormente le collezioni, i patrimoni e, contemporaneamente garantirebbe alla nostra città un’offerta museale unica, in grado di attirare studiosi e visitatori come non è mai stato. Non sarebbero più necessarie mostre più o meno grandi o iniziative estemporanee per far conoscere la nostra città e il suo patrimonio artistico e culturale. Ovviamente, ciò non significa che le sedi espositive non possano ospitare opere provenienti da altre parti del mondo ma sarebbero, appunto, “ospitate”, in dialogo con le collezioni permanenti, non protagoniste di un museo a cui non appartengono. Quello di cui abbiamo bisogno, secondo me – conclude Calesso -, non è la ricerca di nuove iniziative di “ospiti protagonisti” ma un lavoro di ricerca, di apprendimento culturale che permetta di dare organicità alla straordinaria offerta museale della città. Gli studiosi, gli appassionati, le competenze non mancano nella nostra città: questo potrebbe essere un obiettivo che li accomuna”.