«La Casa Vecchia», nel cuore del Cartizze. La storia della Azienda vinicola La Casa Vecchia ha inizio nel lontano 1846 quando Desiderio Follador nella casa Cà de Follatori, che dà il nome all’area circostante, l’attuale Borgo Fol o Follo.
Cinquant’anni più tardi, nel 1896, la famiglia Follador decise di intraprendere l’arte vitivinicola.


Nel 1946 Egidio e Mario conservano la piccola azienda di famiglia anni fino agli anni ‘80: sono gli stessi clienti a battezzare “La Casa Vecchia” con il nome che tutt’oggi conserva.
Nel 1969 l’azienda è tra le prime ad associarsi al Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene.
Nel 2006 vengono invece aggiunti gli alloggiamenti, la sala degustazione, il museo e la nuova, elegante, cantina

Adotta un filare

Nel 2011 nasce invece l’iniziativa “Adotta un Filare: il tuo vino dalla vigna alla tavola”. L’azienda agricola La Casa Vecchia offre, così, l’opportunità di adottare un filare, vale a dire dare il proprio nome ad un insieme di viti, cariche di preziosi grappoli che in tarda estate diverranno vino.
L’adozione del filare dura un anno e può essere rinnovata nel tempo. Viene rilasciato un certificato di adozione. Una volta adottato il filare, viene apposta una targa con il proprio nome all’inizio del filare stesso. Si può assistere di persona a tutte le lavorazioni in vigna: dalla potatura alla legatura, dalla vendemmia fino alla vinificazione. Una volta prodotto il vino, si può personalizzare l’etichetta delle proprie bottiglie, tenere il vino per sé, oppure regalarlo a chi si vuole.

Passione e tradizione

«La passione per il nostro lavoro e l’amore per la terra in cui viviamo si tramanda ormai di generazione in generazione all’interno della nostra famiglia».
A portare avanti l’attività vinicola, iniziata il secolo scorso dal bisnonno Desiderio Follador ci sono Roberta, Emanuele e Mirco.
Oggi La Casa Vecchia è diventata un’azienda vinicola apprezzata e riconosciuta. «La Casa Vecchia» si è aggiudicata la medaglia d’oro 2019 della Mostra di San Pietro per il Valdobbiadene Brut e due medaglie d’argento per Brut ed Extra Brut alla Mostra di Candelù.
Alla cantina di produzione sono stati aggiunti gli alloggi per gli ospiti, la sala degustazione, il museo e la nuova cantina. Oltre al fornitissimo punto vendita.
Emanuele Follador, in prima linea per la valorizzazione del Valdobbiadene Docg
Emanuele Follador è il capofila di un progetto per «slegarsi» dal nome Prosecco e valorizzare il prodotto vinicolo realizzato sulle colline.
L’azienda di Follador produce un migliaio di ettolitri l’anno, tra frizzante, brut, extra dry, Cartizze e un metodo classico 36 mesi in bottiglia. La battaglia di Emanuele, perché venga ben distinto il Valdobbiadene Docg dal Prosecco, parte praticamente dagli albori, cioè da quel 2009 che è data epocale per il vino prodotto sulle colline di Valdobbiadene e Conegliano, cioè da quando viene riconosciuto il Docg, la 44esima Docg italiana. In sostanza, il Prosecco Doc prodotto a Valdobbiadene e Conegliano diventa Docg. Poi viene dato il via libera alla produzione in ben altre 9 province, 5 venete e 4 friulane per la produzione del Prosecco Doc.
“Qui si produce il Valdobbiadene Docg, queste sono le colline del Valdobbiadene Docg e qui si beve il Valdobbiadene Docg. È inutile lavorare tanto per poi fare promozioni del territorio che confondo soltanto il consumatore», dice Emanuele Follador. E come dargli torto quando, visitando il Valdobbiadene, si osservano le colline in cui viene prodotto, impervie al punto da essere definite «eroiche», in cui si lavora forzatamente a mano il vigneto. Per contro il Prosecco, definito in senso esteso, viene prodotto in grandissima quantità in pianura e, spesso, esclusivamente, con i macchinari. «E’ un vino – ci dice Emanuele Follador – prodotto in piano, completamente meccanizzato, niente a che vedere con lo storico prosecco Doc di Valdobbiadene di collina, prodotto a mano, vendemmiato a mano e che oggi, appunto, si chiama Valdobbiadene Docg”.
Per dare un’idea, si va da lavorazioni che comportano 100-200 ore per ettaro in pianura, a 800-1000 ore per ettaro nelle zone collinare del Valdobbiadene e Cartizze.
“Chiediamo – aggiunge Emanuele Follador – che venga realizzata una promozione sincera, come del resto prevista dal disciplinare di tutela del Consorzio. Che non venga consentito promuovere, ad esempio, il prosecco Doc con immagini delle colline di Valdobbiadene, come spesso avviene. Il Cartizze, da tutto questo, si salva proprio perché ha un altro nome ed è pur sempre un prodotto di vigneto glera

Leggi anche:  Siro Merotto, il «ciclo» completo del vino

Rispetto per l’ambiente

Emanuele Follador oggi continua una tradizione che è prima di tutto rispetto per il territorio e della natura.
«A La Casa Vecchia la vite viene coltivata da sempre senza utilizzare mezzi pesanti che compattano il suolo – spiega Emanuele -, senza usare diserbanti o concimi chimici. La potatura, la vendemmia e tutte le lavorazioni avvengono ancora a mano. Fiori e alberi da frutto vengono conservati e piantati tra i vigneti, in un armonico equilibrio tra animali, insetti e piante».