Santantoni è il luogo dove è situato il vigneto più alto dell’azienda agricola, alla cui cima sorge l’oratorio dedicato al Santo di Padova. E’ anche la vigna che regala il miglior vino a Mirca e Luigi Follador che, con il marito di Mirca, Piero, portano avanti l’attività vitivinicola con dedizione e passione.
Santantoni nasce nel 1989, ma in realtà i fratelli Luigi e Mirca sono la terza generazione di produttori di vino.
Tutto ha origine da nonno Luigi Napoleone e nonna Amelia, nel Dopoguerra, quando ricostruirono il vigneto in una zona che fu teatro di bombardamenti e battaglia (anche nella Prima Guerra Mondiale) e dove, ancor oggi, talvolta si trovano tra i campi schegge di granate. Basta salire su queste elevate colline di Santo Stefano di Valdobbiadene (si arriva anche a 400 metri d’altezza) per rendersi conto come la zona fosse strategica, punto ottimale d’osservazione sulla linea del Piave.
Il fratello di nonno Luigi Galliano (classe 1898), era rimasto oltre confine e con i piccioni riusciva a mandare messaggi alle truppe italiane sul fronte sui posizionamenti delle linee nemiche. Furono poi il papà Antonio e lo zio Giuseppe Follador a fare investimenti sulla cantina, iniziando a utilizzare botti in cemento. I vigneti sono sempre quelli d’un tempo e che fanno l’ossatura dei tre ettari su cui si estende la proprietà, in una zona particolarmente vocata al Docg. Nel 1969 parteciparono alle prime mostre vinicole locali spinte dalla nascita del Doc. «Erano gli anni del boom economico – dice Luigi Follador -, si vendeva soprattutto agli spumantisti locali per integrare i guadagni della piccola stalla con otto bovini».
Mirca e Luigi, nel 1989, iniziarono a imbottigliare con la prima etichetta «Follador Luigi». Luigi (54 anni) è enologo, uscito dal rinomato Cerletti di Conegliano. Lavora dal 1986 al 1997 in aziende vinicole della zona, acquisendo ulteriori conoscenze professionali.
Dal 1997 è a tempo pieno impegnato in azienda, nella cura e nell’ammodernamento dei vigneti e della cantina.
Nel 2004 l’azienda si amplia e ammoderna con nuovi impianti per la vinificazione. Nel 2009 viene imbottigliato il primo Valdobbiadene Docg, ma senza trascurare la produzione del vino tradizionale, il rifermentato in bottiglia o vino col fondo.
Da quest’anno troviamo anche il Cartizze Brut «MirKa», in produzione limitata. Una produzione totale, invece, che conta circa 35mila bottiglie, oltre alla vendita di vino in damigiana nel Nord e Centro Italia.
«Abbiamo deciso di restare piccoli – spiega Luigi Follador -, vogliamo mantenere il rapporto amichevole con i nostri clienti. Da tempo abbiamo deciso di non filtrare i vini, limitando l’uso di solfiti, per avere un prodotto il più genuino possibile. Da oltre 10 anni non usiamo diserbanti, ci occupiamo noi della potatura e teniamo costantemente sotto controllo tutte le nostre viti. Non siamo bio, ma molto vicini al sostenibile. La favorevole esposizione e il microclima ci consentono di limitare molto i trattamenti. Da tempo in etichetta abbiamo soltanto la dicitura Valdobbiadene Docg, proprio per esaltare il valore di questo straordinario territorio».
Tra i filari troviamo anche qualche vitigno antico, quali la Perera, la Bianchetta e il Verdiso. L’uva viene ancora vendemmiata con ceste e gerle secondo le antiche tradizioni: «Sentiamo nostro dovere preservare queste terre – conclude Luigi -. Lo facciamo piantando siepi ed alberi da frutto per preservare la Biodiversità».