Incontrarsi e dirsi addio…. Tra Maurizio Sarri neo allenatore della Juventus e il suo vice al Chelsea, Luca Gotti, le strade si dividono. Il tecnico toscano reduce dalla brillante esperienza con la formazione inglese, culminata con la conquista dell’Europa League, non potrà contare all’interno del suo nuovo staff del tecnico rodigino, ma montebellunese di adozione. Il motivo? «E’ normale che quando un allenatore viene chiamato da un altro club non sempre possa portare con sé tutti i suoi collaboratori – tantomeno in una società come la Juventus che mantiene al suo interno delle figure professionali che intende affidare al suo tecnico». Questa è stata la risposta di Gotti, a margine delle premiazioni di «Panchine di Marca», l’annuale evento messo in cantiere dall’Aiac. Festeggiato dai colleghi, tra gli ospiti dell’Asolo Golf Club c’erano Gianni De Biasi, Attilio Tesser, Claudio Foscarini, Ezio Glerean, l’ex vice di Sarri, aveva ufficializzato nella mattinata di lunedì la mancata conferma nel team che guiderà la formazione bianconera nel prossimo campionato. Una notizia di dominio pubblico che non ha colto di sorpresa i più navigati colleghi, quanto lo stesso Gotti che in questo ambiente ha una certa esperienza. Non manifestandolo apertamente, la cosa non lo ha sorpreso più di tanto anche se in cuor suo una nuova esperienza dopo quella inglese, nel massimo campionato italiano, e per di più in una società blasonata come la Juventus, avrebbe avuto un significato particolare nel suo percorso da allenatore. «Si sa come vanno certe cose nel calcio, e non mi sorprende che le società facciano certe scelte, indipendentemente dal nuovo allenatore che arriva», confessa Gotti. Tornando all’esperienza al Chelsea, dopo quelle in Italia con il Cagliari, Parma e Bologna, qual è la differenza con il calcio di casa nostra? «In Inghilterra il livello di competitività è superiore al nostro e poi il pubblico è eccezionale nei vari stadi, dallo Stamford Bridge, all’Emirates Stadium, Anfield e Old Trafford, nonostante le 50-70mila presenze, i tifosi seguono il calcio come se fossero a teatro, il tifo è più caldo magari quando sono in tremila in trasferta, lì si vedono i tifosi veri». La vittoria nella finale con l’Arsenal a Baku in Azerbaijan cosa ha significato per lei? Al fischio finale è stato il primo ad abbracciare Sarri! «Difficile esternare cosa si prova in quei momenti, la tensione e la gioia sono indescrivibili, al di là di tutto è l’intero percorso che ti rimane dentro, un’esperienza di vita che rimarrà per sempre». Un suo giudizio di Sarri come tecnico e come persona? «Come tecnico non si discute, segue la squadra in prima persona, con grande attenzione alla preparazione legata alla partita, in generale con lui ci confrontavamo in panchina, al pari di Gianfranco Zola, che lì è una vera istituzione,  Londra è casa sua, il suo ruolo è quello di mantenere i rapporti tra la squadra e la società. Come uomo Sarri è originale, sotto tutti i punti di vista, magari alle volte il suo lato umano crea qualche contrasto con l’ambiente». In prospettiva ci potrebbe essere un incarico da allenatore o una possibile chiamata da Sarri o magari dal suo amico Donadoni? «La prima domanda la escludo, per il resto tutto è possibile».